Barbarano - Blera

Itinerario n. 2

17/03/2012 16.27.23

Lunghezza: 5.000 m
Grado di difficoltà: Medio-Alto
Comuni attraversati: Barbarano Romano (VT) - Blera (VT)


Questo itinerario può essere percorso esclusivamente a piedi e ha inizio all’altezza di piazza Diaz, all’ingresso del centro storico del comune di Barbarano Romano. Principalmente si sviluppa in direzione sud/est-nord/ovest costeggiando il “Fosso del Biedano”, arriva al sito archeologico di “Ponte del Diavolo” e termina all’altezza di via Umberto I, nel comune di Blera.
Barbarano Romano è un centro agricolo che si trova nel distretto vulcanico Cimino-Vicano ed è posto su una collina di tufo delimitata dagli affluenti del torrente Biedano, che prende il nome dall’antico nome di Blera: Bieda.

GOLE DEL BIEDANO Sito d’interesse comunitario (SIC IT6010029), originato dall’erosione delle pareti di tufo operata nel tempo dalle acque del torrente Biedano. Si tratta di profonde forre di particolare interesse naturalistico e paesaggistico, dove la ricca presenza di fauna e vegetazione spontanea determina un ambiente molto suggestivo. Le Gole collegano tra loro gli importanti insediamenti archeologici della zona e possono essere visitate scendendo lungo la strada di Porta Canale.
Nella preistoria l’altura vulcanica su cui sorge l’abitato è stata probabilmente sede di un villaggio dell’antica età del bronzo, come attestano i numerosi manufatti ritrovati alla base dell’altopiano. Il paese è collocato all’interno del Parco Naturale Regionale Marturanum. Infatti, non appena fuori dall’abitato, il nostro itinerario incrocia uno dei sentieri archeologico-naturalistici del parco: il sentiero “Caiolo”, che conduce ai resti di varie tombe etrusche, in particolare alla necropoli rupestre di San Giuliano, e permette di osservare la vegetazione dei valloni. Possono anche essere individuati i siti in cui si riproducono o sono presenti specie animali legate alle rupi (vedi, sulla Mappa, info sul Parco Marturanum).
PARCO REGIONALE MARTURANUM Area naturale protetta istituita con la Legge Regionale n. 41/1984, si estende per 1.240 ettari. Il parco occupa un’area collinare tra i monti della Tolfa e i rilievi che circondano il lago di Vico: si tratta di una zona poco modificata dall’uomo e quindi in buona parte selvaggia. La copertura forestale è costituita da lecci, roverelle, cerri, aceri, castagni, faggi, agrifogli, ontani, salici e pioppi. Per quanto riguarda la fauna, vi sono cinghiali, volpi, tassi, martore, gatti selvatici, ricci, scoiattoli e istrici, oltre a numerose specie, anche rare,  di uccelli, rettili, anfibi  e invertebrati. Il patrimonio del Parco comprende le testimonianze archeologiche della necropoli etrusca di San Giuliano: secondo alcuni studiosi, l’antica “Marturanum”. E’ utile visitare anche il Museo naturalistico del Parco: vi si possono ammirare sia la ricostruzione di una forra (gola di origine vulcanica) sia di un sepolcro etrusco a camera, a testimonianza della fusione di storia, cultura e natura che caratterizza questi paesaggi. 
 
L’itinerario, nel tratto che costeggia il Fosso del Biedano, richiama l’attenzione anche per i resti di quattro antichi mulini, una cava di marmo peperino e un’ampia grotta denominata “Grotton del Mostro”. Quasi ai piedi di Blera, un’importante traccia dell’epoca romana è il Ponte del Diavolo (inizi I sec. a.C.), opera in peperino a una sola arcata detta “a schiena d’asino”, realizzata con enormi conci in tufo addossati tra loro senza l’uso di malta. La denominazione deriva forse dal fatto che, essendo l’opera imponente e di difficile realizzazione, l’opinione popolare a un certo punto l’ha identificata come un’opera del demonio.
 


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