Il Lago di Bolsena

« ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia dal Torso fu, e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la vernaccia » (Dante, Purgatorio, Canto XXIV)

22/03/2012 9.43.29
Il lago di Bolsena si è formato oltre 300.000 anni fa in seguito al collasso calderico di alcuni vulcani appartenenti alla catena dei monti Volsini. È il lago di origine vulcanica più grande d'Europa. Ha una forma ovale, tipica per la sua origine, due isole e un fiume emissario. Ha un'area totale di 113,5 km² , si trova a 305 m s.l.m., ha una profondità massima di 151 m e una profondità media di 81 m. Le coste del lago sono generalmente basse e sabbiose (caratteristica la sabbia di colore nero, residuo degli antichi vulcani) in alcuni tratti anche paludose. Tuttavia la costa non è monotona ma è interrotta spesso da piccole e basse penisole. I promontori veri e propri sono pochi e per la precisione: il Monte Bisenzio, che chiude a ovest i Monti Volsini, il Capo San Bernardino, la penisola di Capodimonte, la punta di Sant'Antonio. Lungo le coste si alternano rive placide e tranquille, ideale per rilassarsi e per pescare, a campi e orti, ricoperti di ulivi, vigne e ortaggi. Dove l'uomo è meno presente si trovano boschi isolati di querce, castagni, salici con estesi canneti che offrono rifugio per i nidi di molti uccelli lacustri. Agli alberi spesso vengono stese ad asciugare le grandi reti dei pescatori, accanto alle loro barche, le stesse da secoli, con remi asimmetrici e il posteriore che funge da timone e viene manovrato stando in piedi. All'interno del Lago di Bolsena ci sono due isole: Martana e Bisentina; ricche di storia e aspetti naturalistici. L’unico emissario è il fiume Marta, che attraversa l’omonimo borgo, controllato da bocchette, per regolare il deflusso delle acque.

MARTA

Marta, principale porto del Lago, è un caratteristico villaggio di pescatori. Ai turisti appare come un piccolo borgo medievale con viuzze e piazzette, arroccato attorno alla Torre dell’orologio, un tranquillo lungolago ombreggiato, ideale per riposanti passeggiate, una lunga spiaggia e un porticciolo che dà riparo a piccoli natanti nonché alle caratteristiche barche dei pescatori. Marta è nota per un’ottima cucina, il vino DOC Cannaiola e per la “Barabbata”, bellissima e suggestiva festa popolare. L’origine di questo paese è controversa e secondo la tradizione deriva da un antico insediamento Etrusco, secondo altre ipotesi il suo nome deriva dal fenicio Marath. Dopo un periodo carente di notizie, la storia ci riporta al 534 d.C., con la tragica vicenda che vede la regina degli Ostrogoti Amalasunta, figlia di Teodorico, segregata e uccisa sull’ Isola Martana. È il 726 d.C. quando vediamo comparire per la prima volta il nome di Marta in un documento d’archivio: è l’atto di donazione per la costituzione del “Patrimonio di S. Pietro in Tuscia”. Nel primo medioevo, questo borgo, fu molto conteso tra Chiesa e Signorie; fu sottomessa ai Prefetti di Vico, ai Signori di Bisenzio, agli Orsini e al Ducato di Castro, governato dai Farnese fino al loro declino nel 1649; da questo momento Marta ritornò ad essere sottomessa al dominio della Chiesa che la mantenne fino all’Unità d’Italia.  L’economia si basa principalmente sulla pesca, sul commercio del pesce e sull’agricoltura.  Le origini della festa della “Barabbata” si perdono nella leggenda, è possibile rintracciare una mescolanza di elementi sacri e profani che ci riportano ai riti etruschi della fecondità e del ciclo delle stagioni e alle celebrazioni in onore delle dee Maia e Cerere, divinità della primavera, delle primizie, dei raccolti. Abbandonando possibili rapporti con celebrazioni pagane, questa festa presenta forti somiglianze con le processioni istituite da papa Leone IV nel IX sec: era consuetudine offrire un banchetto al clero, ai magistrati, ai soldati, ai bifolchi, ai casenghi, ai musici, al tamburino. Le categorie che sfilavano nella processione erano solamente quelle legate al lavoro dei campi mentre dal 1608 entrarono a far parte del corteo e del banchetto anche i Pescatori. Nel 1704 una diatriba sorta tra il Card. Barbarigo e i Padri preposti alla custodia del Santuario, fa nascere le Passate, cioè tre giri che i partecipanti al corteo compiono entrando dalla porta della Chiesa e uscendo dalla porta del Santuario, attraversando l’area del Presbiterio. Nel tempo, le passate furono sospese e riammesse varie volte, e solo dopo il 1775 vennero riprese con modalità più consone al luogo sacro. Oggi le passate si svolgono dopo la S. Messa: ogni passante che attraversa il presbiterio, al terzo passaggio lascia sull’altare i doni in offerta e riceve la tradizionale ciambella che nel tempo ha sostituito il tradizionale banchetto.

 ISOLA MARTANA

L’Isola, posta di fronte al centro abitato di Marta, ha la forma di una mezzaluna e costituisce la metà emergente di un cratere vulcanico in parte sprofondato. Mentre il versante nord è costituito da una ripida parete a strapiombo sull’acqua, il versante sud meno scosceso, è ricoperto da lecci ed ulivi. La testimonianza storica più antica la ritroviamo in un cippo funerario etrusco, che è stato ritrovato come materiale da costruzione in un molo del porticciolo medievale ormai appena visibile. Di epoca romana non ritroviamo nulla di certo, ma la tradizione vuole che, la giovane Santa Cristina, in seguito martirizzata in Bolsena, fosse qui imprigionata in una torre sulla vetta dell’isola; intorno all’anno 1000, la contessa Matilde di Canossa, vi rinvenne le reliquie, nascoste per sottrarle alle invasioni barbariche, e le fece trasferire a Bolsena, nel luogo originario della sepoltura. Un’altra tradizione vuole che, sull’isola, vi sia stata segregata la regina dei Goti Amalasunta, assassinata nel 535, per mano di un sicario dietro ordine del consorte, nonché cugino, Teodato. La storia dell’isola inizia nell’852 quando in una bolla papale si parla dell’isola e del convento di S. Stefano; nel corso del tempo, lo stesso, ospitò vari ordini monastici: Benedettini, Agostiniani, Paolotti, ma già nel 1459 era abbandonato. Proprietà dello stato della Chiesa dal 1649, diventò proprietà privata a metà del XX secolo.

 


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