La Valle dei Calanchi


21/03/2012 13.07.07

La valle dei calanchi è situata tra il lago di Bolsena ad ovest e la valle del Tevere ad est,nel comune di Bagnoregio. È costituita da due valli principali: il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro. In origine questi luoghi dovevano essere più dolci e accessibili ed erano attraversati da un’ antica strada che collegava la valle del Tevere al Lago di Bolsena. La morfologia di quest’area è stata provocata dall’erosione e dalle frane.

Il territorio è costituito da due formazioni distinte per cronologia e tipo. Quella più antica è quella argillosa, di origine marina e costituisce lo strato di base, particolarmente soggetto all’erosione. Gli strati superiori sono invece formati da materiale tufaceo e lavico. La veloce erosione è dovuta all’opera dei torrenti, agli agenti atmosferici ma anche al disboscamento.

La vegetazione dei calanchi,a causa della loro natura argillosa, è limitata a poche specie, disposte in piccoli e radi gruppi. Anche in primavera, quando la flora è al massimo rigoglio, il terreno rimane per buona parte scoperto. Nella fascia più bassa dei calanchi si trova una zona cespugliosa, costituita da rovi, canne, ginestre, qualche arbusto di olmo e, talvolta, rosa canina. All’interno della valle, la vegetazione è costituita da piante arboree, da arbusti e da erbe palustri. La vegetazione delle rupi tufacee dello sperone roccioso sul quale si erge Civita, risulta limitata a poche specie con copertura esigua.

 

BASSANO IN TEVERINA

Bassano in teverina: panorama

Dobbiamo percorrere per l’intera sua lunghezza il paese attuale, per raggiungere, il borgo medievale; dopo un percorso pedonale di appena una cinquantina di metri troviamo sulla sinistra la chiesa di S. Maria dei Lumi, edificio romanico costruito nell’XI secolo, da cui proviene un pregevole dipinto su tavola del XV secolo raffigurante l’Assunzione, attualmente conservato nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata, del 1859, davanti alla quale siamo già transitati scendendo verso il borgo medievale. Di fronte alla chiesa di S. Maria dei Lumi si erge la torre dell’Orologio, a pianta circolare, posta a difesa della porta urbica, attraversata la quale è possibile addentrarsi nel dedalo delle suggestive viuzze che scandiscono l’urbanistica del borgo e che vale la pena di visitare.

 

VITORCHIANO

Vitorvhiano: panoramaDobbiamo attraversare un lungo tratto del paese odierno, prima di arrivare in piazza Umberto I, su cui si affacciano le mura turrite e merlate del nobile borgo medievale, tradizionalmente legato da profonda amicizia alla città di Roma. Si accede all’interno del primo cerchio delle mura da porta Romana, si transita davanti alla chiesa della SS. Trinità e si arriva al secondo cerchio delle mura, su cui si imposta il quattrocentesco palazzo Comunale con la torre dell’Orologio (XIV-XV secolo), preceduto da una fontana a fuso di stampo viterbese. Entrando da porta Madonna della Neve (XIII secolo) possiamo addentrarci nella parte più antica di Vitorchiano, dove merita senz’altro una visita la chiesa di S. Maria Assunta (XIV secolo) che, nel bel campanile e nel monumentale ingresso sul fianco sinistro, conserva ed esibisce il suo primitivo stile gotico.

 

CELLENO

 

CELLENO: panorama

Attraversiamo i quartieri di recente costruzione e scendiamo fino al borgo medievale, che troviamo arroccato sopra una rupe tufacea di grande suggestione, reso spettrale e affascinante al tempo stesso dallo stato di completo abbandono in cui oggi si trova, a causa del graduale spopolamento verificatosi nella prima metà del XX secolo. “Paese che muore” al pari della vicina Civita di Bagnoregio, conserva quasi intatta la mole del castello, posto a difesa delle porte di accesso al borgo e costruito in varie riprese tra l’XI e il XIV secolo, a pianta quadrilatera, dotato di due torri, la grande (smantellata nel 1675) e la piccola, protesa sul grande fossato difensivo, ancora oggi sovrastato dal ponte di ingresso all’edificio, che in origine era levatoio. Oltre la piazza, circondata da edifici disabitati e in parte diroccati, la chiesa romanica di San Donato richiama l’attenzione del visitatore col suo bel campanile, mentre l’interno, crollato il tetto e ormai invaso dagli alberi e dall’erba, appare di grande suggestione.

 

GRAFFIGNANO

GRAFFIGNANO: panorama

Poco prima di giungere in paese si apre davanti allo sguardo un ampio orizzonte, aperto sulla valle del Tevere e definito il lontananza dai monti del Preappennino umbro. A Graffignano merita una visita il castello Bulgarini d’Elce, testimone autorevole della lunga dominazione sul borgo della famiglia Baglioni. Difatti, su disposizione di papa Urbano V, venne restaurato e trasformato nella forma attuale nella seconda metà del XIV secolo a cura di Simonetto Baglioni, a cui era stato affidato per l’aiuto dato da questi al cardinale Egidio Albornoz nella guerra contro i signori di Vico. A pianta rettangolare, formata dalla giustapposizione di volumi quadrati,dotato in origine di fossato di difesa e ponte levatoio, l’edificio è ulteriormente difeso da una torretta a pianta rettangolare e da due torri rotonde in corrispondenza di due angoli contrapposti: a meridione la torre più grande, del XIV secolo, oggi più bassa rispetto al passato, e a settentrione una torre assai più piccola, costruita più tardi, tra il XVI e il XVII secolo assieme alle scarpate con cordolo che circondano il castello, per rispondere alle nuove esigenze difensive imposte dall’avvento delle armi da fuoco. Gli spalti erano in origine dotati di merlature, rimosse quando fu impiantata la copertura a tetto dell’edificio, fortunatamente risparmiando gli eleganti beccatelli realizzati al tempo dell’Albornoz, con archetti a sesto acuto sostenuti da sottili mensole.

 

 

CIVITELLA D'AGLIANO

CIVITELLA D'AGLIANO: panorama

L’antico borgo, circondato su ogni lato da rupi tufacee e ulteriormente difeso dalle potenti fortificazioni fatte costruire dai Monaldeschi, signori di Orvieto, si presenta come una cittadella isolata, al pari della vecchia Celleno o di Civita di Bagnoregio. Il castello Monaldeschi, edificato tra il XIII e il XIV secolo su precedenti strutture dell’XI secolo, è andato in parte distrutto, ma conserva ancora in buono stato l’imponente torre quadrata, più volte restaurata nel secolo scorso, quando furono ricostruiti anche gli archetti delle caditoie; l’originario edificio aveva pianta quadrangolare, un fossato sul lato interno, verso il borgo, e l’ingresso protetto da ponte levatoio. Piazza Vittorio Emanuele separa il castello dal borgo, attraversato da strade che si dipartono radialmente dalla piazza, su cui si affaccia la chiesa parrocchiale, dedicata ai SS. Pietro e Paolo, d’impianto romanico, con interno a tre navate e facciata ricostruita in epoca moderna.

 

 

CASTIGLIONE IN TEVERINA

CASTIGLIONE IN TEVERINA: panorama

Castiglione in Teverina è costruito sopra una lingua di travertino protesa sulla valle del Tevere; ci inoltriamo tra le case e, scendendo per la via principale, ci accorgiamo che l’età degli edifici aumenta gradualmente man mano che procediamo. In piazza Maggiore, entriamo finalmente nel Medioevo, annunciato dal castello Monaldeschi, ancora saldo sulle sue quadrate fondamenta, memore del periodo in cui era posto a controllo e salvaguardia del borgo antico. Verso est la piazza si apre sull’ampio orizzonte della valle del Tevere, tra il palazzo Comunale e la chiesa collegiata dei SS. Apostoli Giacomo e Filippo, costruita verso la fine del XVI secolo a cura di Ottavio Farnese, Duca di Castro. Il castello, in origine protetto dalla parte del borgo per mezzo di un fossato, con ponte levatoio e rivellino, è a pianta quadrilatera, con quattro torri quadrate agli angoli e muri a scarpa; venne edificato tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo. Superato il castello si scende nel borgo antico, un vero e proprio labirinto fatto di stradine, piazzette, viuzze coperte e terrazze affacciate su panorami di grande suggestione. Sermugnano, frazione di Castiglione in Teverina, si sviluppa sopra una stretta lingua tufacea che, nonostante la perdita dei caratteri monumentali del borgo medievale e il tono dimesso degli odierni edifici, provocati dalle grandi trasformazioni edilizie subite nel corso dei secoli, nasconde una storia millenaria che pochi altri insediamenti della Tuscia possono vantare. Sostiamo in piazza S. Silvestro, su cui si affaccia la chiesa omonima, ricostruita nel XIX secolo sui resti di un precedente edificio sacro; la piazza va restringendosi sempre più in direzione del borgo antico, che occupa soltanto l’estremità settentrionale dell rupe su cui sorse il grande insediamento protostorico ed etrusco di Sermugnano, testimoniato sia dai resti ceramici sparsi alle sue pendici sia dalle tombe localizzate nel circondario. Una porta ad arco conduce nel cuore del borgo, delimitato verso sud-ovest dal Castello, un edificio probabilmente fondato nel corso dell’VIII secolo, ampliato e trasformato prima dai Monaldeschi e poi, tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, dall’orvietano Ercole Vitozzi, che ne fece una residenza signorile..

LUBRIANO

LUBRIANO: panorama

 Appena entrati ci accorgiamo subito che l’intero fianco destro di Lubriano, rivolto a sud verso Civita di Bagnoregio, non è altro che un lunghissimo belvedere aperto sulla valle dei calanchi che, visti da qui, offrono uno spettacolo davvero grandioso. Piazza S. Giovanni Battista, affacciata anch’essa verso i calanchi, è delimitata sul lato opposto dal palazzo appartenuto ai Monaldeschi, oggi d’aspetto rinascimentale, fiancheggiato dalla chiesa parrocchiale dedicata a S. Procolo, il santo pastorello patrono di Lubriano. Poco distante svetta una torre quadrata costruita interamente con conci di tufo, unico elemento superstite delle fortificazioni cittadine, costruite nel corso del XIII secolo.

 

BAGNOREGIO

BAGNOREGIO: panorama

 Entrando in paese, passiamo accanto a porta Albana che, inaugurata nel 1589 e collocata in origine in una posizione diversa rispetto ad oggi (arretrata di 10 metri verso l’abitato), venne spostata nella posizione attuale nel 1906 e isolata dal contesto urbano circostante nel 1922. Lasciata sulla destra la chiesa di S. Bonaventura, del XIX secolo, percorriamo via Roma fino a piazza Cavour, su cui si affaccia da meridione la cattedrale, dedicata ai SS. Nicola, Donato e Bonaventura, costruita sul luogo dell’antica chiesa di S. Maria della Neve, ampliata e ristrutturata più volte nel corso dei secoli XVII e XVIII e dotata della facciata attuale verso la metà del XIX secolo. Proseguendo oltre la piazza, per corso Mazzini, su cui si affacciano i palazzi delle più importanti famiglie bagnoresi, arriviamo alla grande piazza di S. Agostino, al centro della quale si erge il monumento a S. Bonaventura, opera della fine del XIX secolo. Gli edifici di maggior rilievo attorno alla piazza sono costituiti dal palazzo Comunale, del XVI secolo, preceduto da una maestosa scalinata, dal grande complesso religioso formato dalla chiesa della SS. Annunziata e dal convento Agostiniano, e dall’imponente palazzo de Dominicis (oggi Cagiano de Azevedo), con cui si conclude la parte più monumentale di Bagnoregio. Andando oltre, se percorriamo fino in fondo via Alfonso e Giovanni Agosti, arriviamo al Belvedere di S. Francesco Vecchio, che si apre sulla veduta più famosa di Civita e sulla valle dei calanchi, mentre, se voltiamo a destra lungo via Mercatello, possiamo raggiungere le falde di Civita e salire verso l’antico abitato rupestre passando sul lungo ponte pedonale, in passato crollato e ricostruito varie volte per l’instabilità e la cedevolezza del terreno argilloso alla sua base. Entriamo in Civita da porta S. Maria, etrusca nelle strutture interne,sovrastata da un cassero ornato da un bel loggiato del XVI secolo a tre arcate, dove un tempo si trovava la chiesetta di S.Maria “supra Portam”. Giungiamo sulla piazza principale, posta esattamente al centro dell’abitato: di fronte la primitiva cattedrale dedicata a S. Donato, sulla destra il rinascimentale palazzo Alemanni-Mazzocchi (sede del Museo geologico e delle frane) e alle nostre spalle l’antica architettura del vecchio palazzo Comunale, di cui resta una torre mozzata, con fondamenta a scarpa. La visita continua nel dedalo di viuzze che, da piazza S. Donato, si diramano in ogni direzione, offrendo ad ogni metro, ad ogni angolo sorprendenti scorci panoramici oppure visioni apocalittiche di case crollate, franate a valle assieme ai margini del masso tufaceo, lontane testimonianze di quel “paese che muore” uscito dall’immaginazione poetica di Bonaventura Tecchi, ma ormai, per fortuna, appartenenti al passato e divenute oggi elementi di attrazione nei confronti di un abitato che, come un’isola vulcanica galleggiante sui calanchi, resta, comunque, unico al mondo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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