Percorrendo l'appia antica

Percorrendo l'appia antica

19/12/2013 18.50.41

 

L’APPIA ANTICA

L'Appia Antica è stata il principale asse storico di collegamento fra Roma e il sud, ma anche la matrice di sviluppo degli abitanti nel comprensorio Aurunco, a partire proprio dall'epoca romana. Lungo questo percorso, infatti, si addensano i principali centri, le

testimonianze archeologiche, i nodi strategici dello sviluppo storico e si collegano aree di pregio ambientale e paesaggistico secondo una logica organica alle forme del territorio.

L'itinerario propone una lettura dal punto di vista storico del rapporto costa e immediato entroterra e della relazione che intercorre fra l'importante infrastruttura romana e gli insediamenti locali e ambientali.

Tra le antiche vie romane, l'Appia è sicuramente la più famosa e la meglio conservata. Questa importantissima strada che collegava Roma con Brindisi, importante sbocco della Roma antica per le comunicazioni con l'oriente, fu iniziata nel 312 a.C. dal Console romano Appio Claudio, da cui prende il nome. Copriva una lunghezza di più di 530 Km e permetteva alle legioni romane di percorrere in 17/18 giorni la strada per raggiungere le navi in partenza per le province orientali. Partendo più o meno dalle Terme di Caracalla questa strada arriva a Terracina seguendo un percorso perfettamente rettilineo di ben 90 km. Dopo Terracina la via Appia supera i monti di Fondi e le impervie gole di Itri, scende a Formia e a Minturno, oltrepassa Mondragone per poi arrivare a Capua. Nel 268 a.C. fu prolungata fino a Benevento; successivamente la strada fu portata a Venosa, a Taranto, e infine nel 190 a.C. la via raggiunse il porto di Brindisi.

PERCORRENDO L'APPIA ANTICA

La via Appia è il collegamento storico del territorio da Itri a Minturnae. L'odierna strada segue, grossomodo, il percorso romano.

Provenendo da Fondi la via antica si stacca dall'attuale SS n. 7 (km 125,900), percorrendo il lato destro della Gola di S. Andrea. Dove le strade si ricongiungono (km 129,500), si possono percorrere a piedi tratti ben conservati dell'antico basolato di età medio - imperiale.

Si raggiunge quindi il Fortino di S. Andrea, complesso dì fortificazioni romane, medievali e moderne che chiudevano il passo verso il golfo. I ruderi romani in opus incertum (sec. Il a.C), sono probabilmente connessi alle coeve mura di Formiae, qui sul confine del suo antico territorio.

Entrando ad Itri si osserva un altro tratto dell'antica via. Il centro storico di Itri è dominato dal Castello che sovrasta il paese dalla collina di S. Angelo. Si accede al nucleo medioevale dalla via Appia nuova, per le gradinate antistanti la circolare fontana del Murat (1812), raggiungendo il borgo in cui si possono ammirare il campanile della collegiata di S. Maria Maggiore, distrutta nell'ultimo conflitto, la chiesa di S. Angelo, il Castello. Itri ha dato i natali a uomini illustri come il papa scismatico Urbano VI, eletto nel 1378, e nel 1771 al guerrigliero borbonico Michele Pezza, soprannominato Fra' Diavolo.

Superato il castello a destra e il bivio per il Santuario della Madonna della Civiltà (itinerario "L'arco montano e collinare") a sinistra, si curva sul Rio Torto, oltre il quale si scorgono le mura poligonali del Ponte di S. Gennaro, su cui passava la strada antica.

In vista del golfo (km 139,200) si staglia un sepolcro turriforme di età augustea che una remota tradizione definisce Tomba di Cicerone: circondato da ampio recinto in opus reticulatum, è composto da un basamento in blocchi di pietra racchiudente una cella circolare con pilastro, prolungati nella superiore torre cementizia. Di fronte, sulla vicina collina, si scorgono i ruderi di un altro sepolcro attribuito a sua figlia Tullia.

Si è giunti quindi a Formia, il cui abitato si sviluppa ai lati della via Appia, derivante dalla fusione di due parti in passato separate: il nucleo di Castellone esistente già nel medioevo e quello di Mola, meno antico e più vicino alla costa.

Il primo sorge sul posto dell'antica acropoli romana, continuando ad essere abitato anche tra il VI e il X sec. d.C; deriva il nome (Castelnuovo e poi Castellone) da un castello erettovi alla fine del '300 da Onorato I Castani, conte di Fondi; il secondo fu detto Mola di Gaeta, per i mulini ivi collocati, dove gli Angioini eressero, verso la fine del XIII sec, una cortina merlata con il grosso torrione ancora visibile. I due borghi, che furono per secoli separati da giardini e agrumeti, si eressero nel 1819 in Comune con la denominazione di Mola e Castellone, ma dopo la costituzione del Regno d'Italia (1861) fu mutata in quella attuale.

 

Proseguendo sulla via Appia all'altezza del km 148,800 si svolta a destra pervia Fosso dell'Ulivo, in direzione del Porto di Giànola e del Parco Regionale Suburbano di Giànola e Monte di Scauri. All'interno del parco c'è un'estesa area di interesse archeologico in cui sono visibili i resti dell'antica villa romana di Mamurra (I sec. a.C). Un interessante percorso che consente di andare alla scoperta di alcuni tra gli ambienti più interessanti del parco, si snoda lungo il sentiero del Malopasso. Arrivati sulla strada del porticciolo Romano, si svolta a sinistra, e lasciata l'auto si prosegue a piedi. Risalendo per poche decine di metri un leggerissimo pendio, si giunge al punto informazioni del WWF e all'adiacente area Pic-nic. L'itinerario che da qui parte all'interno dell'area protetta, in andata e ritorno, copre una distanza di circa 7 Km, e si percorre agevolmente in 3-4 ore.

Tornando sull'Appia (km 150) si svolta a destra per il borgo di Scauri, nominato dal IX secolo, con Torre dei Mulini quadrata (sec. XIII) costruita sulle mura poligonali in cui si riconosce l'insediamento di Pirae, inglobato in una villa romana che dal nome del luogo si attribuisce a M. Emilio Scauro, console nel 115 a.C. A Scauri è legata la memoria dei martiri S. Albina, qui morta nell'anno 250 presso un tempio di Diana, e di S. Nicandro che si venera nell'antica chiesa di Tremesuoli (itinerario "L'arco montano e collinare"), che si raggiunge dalla stazione ferroviaria dì Scauri.

 

Ultima tappa del percorso è l'area archeologica di Minturnae (km 156,100): essa è ciò che resta dell'antica città degli Aurunci che fu alleata dei Sanniti contro Roma; sconfitta nel 314 a.C. divenne colonia romana nel 296 a.C. Nel VI secolo venne abbandonata per l'insicurezza e l'incuria delle opere di bonifica, e i pochi abitanti rimasti si trasferirono nel sito dell'attuale Minturno. All'interno dell'area sono presenti un teatro di età augustea. i resti del foro con i suoi templi di età repubblicana ed imperiale e un complesso termale.


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